
Sostituire una copertura in eternit con un impianto fotovoltaico è l’intervento che ci viene chiesto più spesso, e la ragione è semplice: risolve due problemi con un cantiere solo. Da una parte toglie di mezzo un materiale che va comunque bonificato prima o poi, dall’altra trasforma una superficie che finora è costata soltanto manutenzione in qualcosa che produce.
Non è però un intervento che si improvvisa, e conviene sapere in anticipo dove sono i vincoli.
I pannelli non si posano sopra l’eternit. Non è una questione di preferenza tecnica: l’installazione richiede fissaggi che perforano il manto, e forare cemento-amianto significa liberare fibre. Le lastre vanno rimosse, e la rimozione la esegue un’impresa autorizzata, con piano di lavoro presentato all’organo di vigilanza competente almeno trenta giorni prima e conferimento in discarica autorizzata.
È anche la condizione che le misure di incentivo hanno sempre avuto in comune, al di là di come si sono chiamate negli anni: la rimozione dev’essere totale, non parziale, e la superficie occupata dal nuovo impianto non deve eccedere quella della copertura bonificata. Chi immagina di togliere metà tetto e coprire il doppio si trova fuori dai requisiti.
La domanda giusta da farsi all’inizio non è quanto rendono i pannelli, ma se il tetto li regge. Un manto in cemento-amianto pesa parecchio, quindi togliendolo si scarica la struttura; il pacchetto nuovo, però, tra copertura, sottostruttura di supporto e moduli, ridistribuisce i carichi in modo diverso, con punti concentrati sui fissaggi invece che diffusi.
Su un capannone prefabbricato questo va verificato da un tecnico strutturista prima di ordinare qualsiasi materiale. È la fase che allunga i tempi quando viene saltata e recuperata a metà cantiere.
Si lavora per porzioni, così l’edificio non resta mai scoperto a fine giornata. Il ragionamento sul perché conviene tenere insieme bonifica e rifacimento, invece di spezzarli in due cantieri, lo abbiamo sviluppato in questo approfondimento.
Capita spesso che la bonifica sia urgente e l’impianto no, magari perché si è in attesa di un bando o di una decisione. In quel caso la cosa sensata è posare comunque una copertura già predisposta: sottostruttura compatibile, passaggi per i cavi, punti di fissaggio previsti. Costa poco in più adesso ed evita di rimettere mano a un tetto nuovo tra due anni.
Se la falda è orientata male, se ci sono ombreggiamenti fissi da edifici o alberi che non si possono togliere, o se la struttura richiede un rinforzo importante, il conto può non tornare. In quel caso resta comunque valida la sola bonifica con copertura nuova coibentata, che sul risparmio energetico un effetto lo produce lo stesso.
Le misure dedicate a chi rimuove amianto e installa fotovoltaico si sono succedute negli anni con nomi e meccanismi diversi — credito d’imposta, bandi, conto termico — e cambiano con una certa frequenza. Le due condizioni ricorrenti restano la rimozione totale e il limite di superficie. Per le imprese, sulla parte di bonifica, c’è poi il canale dei bandi INAIL, di cui parliamo in questo articolo. In sopralluogo verifichiamo quali misure sono aperte in quel momento e cosa richiedono.
Manarin Coperture lavora da oltre quarant’anni fra Verona e il Nord Italia e segue con squadre proprie sia la bonifica e rimozione dell’amianto sia il rifacimento della copertura. Sopralluogo e preventivo gratuiti: scrivici.