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Facciate dei capannoni industriali: quando rifarle e con quali sistemi

Quando si parla di capannoni si pensa subito al tetto, ma le facciate sono la metà dell’involucro: lasciano passare freddo e caldo, prendono pioggia e sole tutto l’anno e sono la prima cosa che vede un cliente che arriva in azienda. Su molti capannoni costruiti fra gli anni ’70 e ’90 i tamponamenti sono pannelli in cemento con i giunti ormai aperti, lamiere arrugginite o, peggio, lastre in eternit.

In questa guida vediamo quando conviene rifare le facciate di un capannone industriale, quali sistemi si usano oggi, come si organizza il cantiere senza fermare l’attività e da cosa dipende il costo.

Quando rifare le facciate di un capannone

I segnali che la facciata va ripensata, e non solo ritoccata, sono quasi sempre gli stessi:

  • infiltrazioni dai giunti fra i pannelli o dai raccordi con serramenti e portoni;
  • condensa e muffa sulle pareti interne, segno che la parete non è isolata;
  • lamiere corrose o pannelli in cemento con ferri scoperti e distacchi;
  • costi di riscaldamento e raffrescamento alti rispetto alla superficie del capannone;
  • tamponamenti in cemento-amianto, frequenti sui capannoni agricoli e artigianali più vecchi.

Spesso questi segnali arrivano insieme a quelli del tetto. Se anche la copertura ha qualche decennio, conviene valutare i due interventi insieme: lo spieghiamo in quando rifare il tetto di un capannone.

Le soluzioni per rivestire le facciate

Pannelli sandwich da parete

È la soluzione più usata sui capannoni: due lamiere preverniciate con un isolante in mezzo, in poliuretano o in lana di roccia. In un solo elemento si ottengono tenuta all’acqua, isolamento termico e una finitura pulita. I pannelli si fissano a una sottostruttura metallica davanti alla parete esistente, che quindi non va demolita. Le caratteristiche dei vari tipi sono nella nostra guida ai pannelli sandwich.

Rivestimento in lamiera

Lamiera grecata o ondulata, zincata o preverniciata, montata su orditura. Costa meno del pannello sandwich ma da sola non isola: si usa quando l’obiettivo è proteggere la parete e rinnovare l’aspetto, oppure abbinata a uno strato di isolante.

Facciata ventilata metallica

Fra la parete e il rivestimento resta una camera d’aria che d’estate smaltisce il calore e tiene asciutto l’isolante. È la soluzione più curata, adatta alle palazzine uffici e ai fronti di rappresentanza dei capannoni, dove conta anche l’immagine.

Il metallo in facciata: i vantaggi

  • Resistenza agli agenti atmosferici: le lamiere preverniciate o in alluminio resistono alla corrosione per decenni.
  • Prestazioni termiche: con i pannelli coibentati la parete passa da non isolata a isolata, con meno dispersioni d’inverno e meno caldo d’estate.
  • Manutenzione ridotta: di solito basta un controllo periodico dei fissaggi e dei sigillanti.
  • Tempi di posa brevi: i pannelli arrivano finiti e si montano a secco, senza getti e senza tempi di asciugatura.
  • Immagine: colori e profili si scelgono a catalogo, anche con il colore aziendale.

Se in facciata c’è l’amianto

Molti capannoni hanno pareti in lastre di cemento-amianto, uguali a quelle dei tetti. In questo caso non si può semplicemente forare e rivestire: prima va valutato lo stato delle lastre e scelta la bonifica. Si può rimuoverle oppure, in alcuni casi, confinarle dietro il nuovo rivestimento. Le differenze fra i metodi sono spiegate in rimozione, incapsulamento o sovracopertura. La bonifica dell’amianto la seguiamo noi, con il piano di lavoro e lo smaltimento, e per le imprese si può usare il bando INAIL.

Come si organizza il cantiere

  1. Sopralluogo: rilievo delle pareti, verifica della struttura, dei serramenti e della presenza di amianto.
  2. Progetto e pratiche: il cambio dell’aspetto esterno richiede di solito un titolo edilizio comunale (CILA o SCIA a seconda dell’intervento). Se l’attività è soggetta ai controlli dei Vigili del fuoco, la classe di reazione al fuoco dei pannelli va concordata con il progettista antincendio.
  3. Montaggio per fronti: si lavora una parete alla volta, con piattaforme aeree, senza fermare la produzione.
  4. Finiture: scossaline, raccordi con portoni e finestre, gronde e pluviali.

Un esempio è il nostro cantiere di riqualificazione delle facciate di un capannone industriale, dove le pareti degradate dagli agenti atmosferici sono state ripristinate e rivestite con materiali ad alta resistenza.

Da cosa dipende il costo

Il prezzo al metro quadro di una facciata dipende da poche voci:

  • il sistema: una lamiera semplice costa molto meno di un pannello coibentato, e lo spessore e il tipo di isolante fanno la differenza;
  • l’altezza e l’accessibilità delle pareti, che decidono i mezzi di sollevamento;
  • il numero di aperture da raccordare: portoni, finestre, bocche di carico;
  • la rimozione del vecchio rivestimento, e soprattutto l’eventuale bonifica dell’amianto.

Per avere un numero serve un sopralluogo: dopo averlo fatto consegniamo un preventivo con le voci separate, così da poter confrontare le soluzioni. Per il tetto, le stesse voci sono spiegate in quanto costa rifare il tetto di un capannone.

Facciate e tetto insieme

Rifare pareti e copertura nello stesso cantiere fa risparmiare su mezzi, ponteggi e pratiche, e dà un involucro isolato in modo uniforme. Ci occupiamo del rifacimento dei tetti industriali e delle facciate dei capannoni a Verona e provincia e nelle province di Mantova, Vicenza, Padova e Brescia. Richiedi un sopralluogo gratuito.