
«Ho un tetto in eternit, sono in pericolo?» È una domanda legittima e merita una risposta precisa, senza né allarmismo né minimizzazione. Premessa doverosa: quello che segue è un inquadramento generale con i riferimenti istituzionali. Siamo un’impresa di coperture, non un servizio sanitario: per una valutazione che riguarda la salute di una persona ci si rivolge al medico e ai servizi competenti.
È la distinzione che chiarisce quasi tutti i dubbi. L’amianto è pericoloso quando le sue fibre si liberano nell’aria e vengono respirate. In un manufatto compatto e integro, come una lastra in buono stato, le fibre sono legate nella matrice cementizia e la dispersione è molto contenuta.
Il rischio cresce quando il materiale si degrada, si rompe, viene tagliato, spazzolato o lavato con l’idropulitrice — operazione che va evitata sempre. È per questo che la valutazione parte dallo stato di conservazione e non dalla semplice presenza: ne abbiamo scritto in quando l’amianto è pericoloso e nella differenza fra amianto friabile e compatto.
Le malattie correlate all’esposizione ad amianto sono documentate e sorvegliate a livello nazionale. Le principali sono il mesotelioma, tumore che colpisce soprattutto la pleura, il carcinoma polmonare, l’asbestosi e le placche pleuriche.
Due caratteristiche spiegano perché il tema resta attuale trent’anni dopo il divieto. La prima è la latenza molto lunga: fra l’esposizione e la diagnosi possono passare decenni, quindi i casi che emergono oggi riguardano esposizioni lontane nel tempo. La seconda è che l’esposizione più rilevante è storicamente quella professionale, di chi lavorava il materiale, mentre quella ambientale è di entità diversa.
In Italia i casi di mesotelioma sono censiti dal Registro Nazionale Mesoteliomi, gestito dall’INAIL attraverso i registri regionali. È la fonte a cui guardare per i numeri, invece che ai titoli di giornale.
Per chi ha lavorato a contatto con l’amianto esistono percorsi dedicati di sorveglianza sanitaria per ex esposti, attivati dalle Regioni e gestiti dai servizi delle aziende sanitarie. Il punto di partenza è il medico di famiglia, che indirizza al servizio competente; per il riconoscimento dell’origine professionale di una malattia il riferimento è l’INAIL.
Per chi invece ha semplicemente un manufatto in casa o vicino, il percorso non è sanitario ma tecnico: si valuta lo stato del materiale e, se serve, si interviene. Se il manufatto è di altri e sta andando in pezzi, la strada è la segnalazione al Comune e allo SPISAL.
Il modo definitivo di chiudere la questione resta la rimozione, eseguita da un’impresa autorizzata con smaltimento documentato: è il servizio di bonifica e rimozione amianto di cui ci occupiamo da oltre quarant’anni. Se vuoi sapere in che stato è il tuo tetto, il sopralluogo è gratuito.