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Emilia-Romagna
Il tessuto produttivo fra Modena, Bologna e Reggio Emilia è fatto in larga parte di capannoni prefabbricati in cemento armato costruiti fra gli anni Settanta e i primi anni Duemila. Sono strutture con esigenze diverse da quelle di un tetto civile: elementi di copertura di grande luce, illuminazione zenitale, e in molti casi ancora lastre in cemento-amianto o coibentazioni che hanno esaurito la loro vita utile.
Manarin Coperture lavora su questo tipo di edifici da oltre quarant’anni. La sede è a Villa Bartolomea, all’estremità sud della provincia di Verona, a ridosso del confine con il Modenese e il Ferrarese: per i cantieri emiliani interveniamo con squadre e mezzi propri.
Prima di preventivare un rifacimento bisogna sapere che cosa si ha sopra la testa, perché il tipo di elemento portante decide tutto: come si sale, dove si cammina, cosa si può sostituire e cosa va solo impermeabilizzato.
È l’elemento più diffuso nei capannoni a tetto piano: una nervatura centrale con due ali laterali, capace di coprire luci molto ampie senza appoggi intermedi. Fra un tegolo e l’altro trovano posto i lucernari o le coppelle. Sul tegolo alare l’intervento tipico è il rifacimento del pacchetto di coibentazione e impermeabilizzazione, non la sostituzione della struttura.
Soluzione scelta quando serve un soffitto continuo e regolare all’interno, ad esempio in ambienti che devono restare puliti o facilmente illuminabili. Il piano di posa è comodo da lavorare, ma i giunti fra gli elementi sono il punto in cui compaiono per primi i distacchi e le infiltrazioni.
La copertura a denti di sega, con le vetrate rivolte a nord per avere luce diffusa senza irraggiamento diretto. Il macroshed è la versione di grande passo, con moduli più ampi e meno numerosi. Sono coperture che invecchiano male sui serramenti e sui raccordi fra parte opaca e parte vetrata: l’acqua entra quasi sempre da lì, non dalla superficie piena.
Le coppelle, rette o curve, chiudono lo spazio fra i tegoli distanziati e oggi si realizzano in pannello sandwich coibentato: due lamiere che racchiudono un’anima isolante in poliuretano o lana di roccia. È anche la soluzione più usata in sostituzione delle vecchie lastre ondulate, perché unisce tenuta, isolamento termico e posa rapida. Dove serve luce si alternano lastre traslucide per lucernari fissi o apribili.
Sui materiali e sulle lavorazioni trovi il dettaglio nella pagina del servizio di rifacimento coperture industriali.
Il terremoto del maggio 2012 ha colpito un’area a densità altissima di prefabbricati e ha reso evidenti alcune debolezze ricorrenti di quella tipologia costruttiva: collegamenti fra pilastri e travi e fra travi ed elementi di copertura affidati al solo attrito, pannelli di tamponamento non ancorati alla struttura principale, scaffalature pesanti non controventate. La legge 122/2012 e i provvedimenti che ne sono seguiti hanno messo nero su bianco queste carenze, e la normativa sugli interventi locali consente di agire sui soli collegamenti senza riprogettare l’intero edificio.
Qui sta il punto pratico, ed è un punto di cantiere prima che di normativa: quando si rifà una copertura industriale, il ponteggio è montato, le linee vita ci sono, i mezzi di sollevamento sono in posto e la struttura è accessibile dall’alto. È la condizione in cui intervenire sui collegamenti costa una frazione di quello che costerebbe come lavoro a sé. Farlo in due momenti separati significa pagare due volte l’allestimento.
La verifica di vulnerabilità e il progetto degli interventi restano competenza di un tecnico strutturista abilitato, che il committente incarica: noi non ci sostituiamo a lui. Quello che facciamo è coordinare il cantiere in modo che le due lavorazioni si incastrino, e segnalare in sopralluogo quello che dalla copertura si vede.
Molti capannoni della zona hanno ancora coperture in cemento-amianto. La rimozione la può eseguire solo un’impresa specializzata, e la pratica cambia a seconda della regione in cui si trova il cantiere: è un dettaglio che fa perdere settimane a chi dà per scontato che valga ovunque la stessa procedura.
Il piano di lavoro previsto dall’articolo 256 del D.Lgs. 81/2008 va presentato all’AUSL territorialmente competente almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori. Non viene rilasciato alcun documento di assenso: trascorsi i 30 giorni senza rilievi vale il silenzio-assenso. La data effettiva di avvio va poi comunicata almeno 24 ore prima. La Regione gestisce piani di lavoro e notifiche attraverso il proprio sistema informativo regionale, SIRSA-ER. La deroga ai 30 giorni è ammessa solo per situazioni di emergenza legate a problemi di salute o sicurezza.
Il piano si presenta allo SPISAL dell’ULSS territorialmente competente, di norma via PEC, sempre con 30 giorni di anticipo. Per le coperture in cemento-amianto la valutazione parte dall’indice di degrado: se il risultato impone la bonifica, è il Comune a chiedere al proprietario di far predisporre il piano di lavoro da un’impresa specializzata.
In entrambi i casi la pratica la prepariamo noi, insieme al preventivo. Il percorso completo, dal sopralluogo allo smaltimento in discarica autorizzata, è descritto nella pagina del servizio di bonifica e rimozione amianto. Se l’intervento rientra in un bando INAIL, ne parliamo in questo approfondimento sul bando INAIL.
Modena, Bologna, Reggio Emilia, Ferrara e Parma sono le province emiliane su cui lavoriamo abitualmente. Sul lato veneto la base è Verona, e da lì copriamo anche Rovigo, Padova, Vicenza e la fascia mantovana e bresciana.
Per un capannone il sopralluogo è l’unico modo serio di fare un numero: dallo stato dei giunti, dalla presenza o meno di amianto e dal tipo di elemento portante dipende una differenza di costo che nessun preventivo telefonico può indovinare. Sopralluogo e preventivo sono gratuiti e senza impegno, anche fuori provincia.
Modena, Bologna, Reggio Emilia, Ferrara e Parma. La sede è a Villa Bartolomea, in provincia di Verona, a poca distanza dal confine con il Modenese e il Ferrarese: sui cantieri emiliani lavoriamo con squadre e mezzi nostri.
All’AUSL territorialmente competente, almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori, con silenzio-assenso alla scadenza dei 30 giorni e comunicazione della data di avvio 24 ore prima. Della pratica ci occupiamo noi.
Nella maggior parte dei casi sì, lavorando per campate o per lotti e chiudendo ogni giornata con la porzione aperta messa in sicurezza. Il piano si concorda in sopralluogo, tenendo conto dei turni e delle aree che devono restare accessibili.
No, sopralluogo e preventivo sono gratuiti e senza impegno, anche fuori provincia.